La biblioteca Coronini Cronberg, costituita da circa 22.000 volumi si venne costituendo solo a partire dal secondo dopoguerra, assorbendo molti degli sforzi e delle risorse economiche di Guglielmo Coronini, intenzionato a ricostituire la “bella, antica” biblioteca di famiglia andata distrutta durante la seconda guerra mondiale.  I suoi acquisti, presso prestigiose librerie antiquarie di Roma, Firenze, Venezia, Milano, Bologna e Trieste, ma anche di Vienna, Salisburgo, Graz e Klagenfurt, si concentrarono principalmente sulle opere dell’avo Rodolfo Coronini, su libri finalizzati alle ricerche sulla storia medievale goriziana, ma anche sull’editoria del Settecento, con una particolare attenzione per le edizioni originali delle opere di Giacomo Casanova.


  Oltre a incunaboli e cinquecentine, tra cui il Dioscoride di Andrea Mattioli del 1557, e volumi del Sei e del Settecento, tra cui una copia dell’Encyclopedie di Diderot e D’Alambert, la biblioteca annovera una consistente quantità di materiale moderno, che documenta i molteplici interessi di Guglielmo Coronini nei campi più svariati, dalla storia locale, alle materie giuridiche e scientifiche, alla storia dell’arte. Subito dopo la morte del conte la biblioteca fu depositata presso l’archivio di Stato di Gorizia, dove è ancora temporaneamente collocata.




Il manoscritto di Luca Pacioli sul gioco degli scacchi

   L’opera più preziosa appartenente alla Biblioteca Coronini Cronberg è senza dubbio il manoscritto sul gioco degli scacchi pervenuto attraverso un acquisto di libri effettuato nel 1963 dal conte Guglielmo Coronini presso una libreria di Venezia, che era stata di proprietà del poeta e bibliofilo friulano Giuseppe Malattia della Vallata. Solo recentemente il bibliofilo e storico del libro Duilio Contin ha riconosciuto nel piccolo volume finemente rilegato in pelle, l’autografo del grande matematico rinascimentale Luca Pacioli (1445c.-1517c.), intitolato De ludo schaccorum, detto Schifanoia. Lo scritto, originariamente dedicato alla marchesa di Mantova Isabella d’Este e a suo marito Federico Gonzaga, fu redatto intorno all’anno 1500 e, pur essendo noto attraverso testimonianze documentarie dello stesso Pacioli, era da secoli considerato perduto. L’argomento trattato, la filigrana di fine Quattrocento, la preziosità della copertina, il confronto con altre lettere autografe, l’esperienza e l’intuizione del bibliofilo rendono l’identificazione pienamente convincente.

   L’attribuzione a Pacioli trova, infatti, conferma sia nelle caratteristiche grafiche del codice, sottoposto all’esame del noto paleografo Attilio Bartoli Langeli, sia nella lingua del manoscritto che, a giudizio del prof. Enzo Mattesini, docente di Linguistica italiana all’Università di Perugia ed esperto conoscitore del volgare utilizzato in altre opere da Pacioli, non presenterebbe caratteristiche che non possano essere ritenute quelle dell’illustre personaggio. Eminenti paleografi, storici, linguisti ed esperti in scacchistica, daranno nei prossimi mesi il loro contributo per la redazione di un commento critico all’opera che affiancherà il facsimile edito da Aboca Museum Edizioni.

  Matematico tra i più insigni del suo tempo, Luca Pacioli nacque a Borgo San Sepolcro (Arezzo) intorno al 1445 e morì (forse a Venezia) nel 1517. Studiò teologia ed entrò nell’Ordine francescano nel 1470. Maestro di aritmetica commerciale e algebra, insegnò a Perugia, a Roma, dove conobbe Leon Battista Alberti, a Napoli, Urbino e Venezia; fu alla corte di Ludovico il Moro (1496-1499), dove strinse amicizia con Leonardo da Vinci, quindi si recò di nuovo a Venezia. La sua opera principale, nata da dotte discussioni tenute alla Corte milanese, è il De divina proportione, un trattato di ispirazione platonica, terminato nel 1497 e fatto stampare successivamente a Venezia (1509). Scrisse, tra l’altro, una Summa de Arithmetica, Geometria, Proportioni et Proportionalità (1494), introducendo il metodo contabile della partita doppia, dedicata a Guidobaldo da Montefeltro, e curò l’edizione delle opere di Euclide (pubblicata a Venezia nel 1509).

  Le quarantotto carte del Manoscritto Coronini, che contengono numerose dimostrazioni pratiche del gioco degli scacchi con le relative indicazioni per la soluzione, sono ottimamente conservate e le figure degli scacchi sono finemente disegnate e colorate in rosso e nero; tanto finemente da far cautamente sospettare allo scopritore che potrebbe trattarsi della mano di un altro artista. A tale proposito è bene ricordare che il piacevole manoscritto fu composto intorno all’anno 1500, nel periodo della collaborazione e dell’attività in comune di Pacioli e Leonardo da Vinci. E’ noto, infatti, che durante il soggiorno milanese tra i due si instaurò un rapporto di profonda amicizia e di reciproca collaborazione: nei manoscritti leonardeschi, infatti, rimangono ancora molte tracce delle lezioni pacioliane sugli Elementi di Euclide ed anche alcune bozze degli splendidi disegni dei poliedri che accompagnano il testo della Divina Proportione, pubblicato a Venezia nel 1509 assieme ad altri due trattati, ma composto attorno al 1498.

  Quando nel 1499 il re di Francia Luigi XII invase il ducato di Milano, provocando la fuga di Ludovico il Moro, Pacioli e Leonardo ripararono insieme, nel dicembre dello stesso anno, a Mantova sotto la protezione della marchesa Isabella d’Este, alla quale il manoscritto doveva essere dedicato, e in seguito si trasferirono a Venezia e infine a Firenze.

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