Parco
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Parco

Realizzato sul finire dell’Ottocento, sulla scia di un ambizioso programma di riqualificazione urbana che mirava a creare per Gorizia l’immagine di “città giardino”, di centro climatico mite e temperato, il parco Coronini, dopo essere passato indenne attraverso vicende belliche e trasformazioni urbanistiche che hanno profondamente alterato l’aspetto della città, conserva ancora intatti i suoi quasi cinque ettari di estensione e il suo fascino particolare.

L’ideazione del complesso sembra spettare interamente al conte Alfredo Coronini (1846-1920) il quale, verso il 1880, facendo tesoro delle esperienze acquisite durante i suoi viaggi in Italia e all’estero, decise di trasformare e ampliare l’originario giardino all’italiana a pianta quadrata, posto, come risulta dalle mappe dell’epoca, a fianco del palazzo.

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Sfruttando l’andamento irregolare del terreno, egli progettò un parco di tipo romantico, sviluppato su diversi livelli altimetrici, in cui le varie componenti, naturali e artificiali, concorrono a creare una successione di suggestivi scorci e di pittoresche vedute. Da boschetti di sempreverdi emergono improvvisamente sculture, scalinate, terrazze, pergolati, fontane e specchi d’acqua, sapientemente collocati per offrire una serie di percorsi sempre vari e sorprendenti, ispirati a quello che Massimiliano d’Asburgo aveva creato nella sua residenza di Miramare (Trieste).

Entrando dal viale principale, attraverso il portale di pietra trasportato dalla villa Attems-Petzenstein di Piedimonte (località a qualche chilometro dal centro di Gorizia), ci accoglie la statua di Giovanni Battista Coronini eseguita nel XVIII secolo da Marco Chiereghin: dal grande prato antistante il palazzo, al cui margine spicca un’Ecate triforme del II secolo d.C. – proveniente dal castello di Moncorona (Kromberk), una località in territorio sloveno dal 1947 – si può godere di una splendida vista sul castello di Gorizia; scendendo lungo il ripido sentiero che fiancheggia il giardino delle rocce si sbocca nella vasta zona erbosa dove un tempo scorreva il torrente Corno. Infine, risalendo verso il viale principale, si può accedere alla collinetta artificiale, dominata dal tempietto neoclassico progettato nel 1913 dall’architetto Girolamo Luzzatto. Per la creazione dell’altura che nasconde due stanze sotterranee sovrapposte, furono trasportati nel parco ben seimila carri di terra e pietre dalle pendici del Carso goriziano.

Molto interessante anche il sotterraneo impianto di irrigazione, che comprende persino la costruzione di un pozzo profondo ventidue metri, nella parte bassa del giardino. Tramite pompe e attraverso un fitto reticolo di tubazioni l’acqua riusciva a raggiunge ogni parte del parco.

Le essenze botaniche concorrono ad aumentare il fascino e l’importanza del parco Coronini. La vegetazione è costituita quasi esclusivamente da specie arboree e arbustive sempreverdi tipicamente mediterranee e comunque originarie di climi caldi, come palme, tassi, cedri, pini marittimi, cipressi, lecci, lauri, una centenaria quercia da sughero, nespoli del Giappone, bamboo, un Ginkgo Biloba, capaci di evocare climi esotici e solari, secondo una tendenza largamente diffusa a Gorizia nel corso del XIX secolo.
Allo stesso tempo in un parco caratterizzato da un così spiccato un gusto romantico, non potevano mancare alcune piante da fiore particolarmente amate nell’Ottocento quali magnolie, oleandri, rose e camelie.